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The return! (English)

Holidays are usually synonymous of relax and fun.
Sometimes a bit of stress may occur but at the end the holiday is nice and being a turist is cool.

During our last travel, though, for me it did not go exactly well.

We have visited beautiful places, ancient and enchanting.

Gorgeus beaches with tuquoise waters super clear and marmaids.

Everywhere the people were very polite, respectful and hospitable.
The hotel room was ultra clean, spotless and, despite all the mess and dirt I produced, the day after I found it still cleaned.

The places where we went for lunch and dinner were perfect.
The service was flawless, the food was delight and the wine was amazing.

In others words it was like a jump into luxory, confort and leisure.
In short: an ambient not suitable and unhealthy for me.

Luckly (after 8 long and unbearable days) everything ended and we were back home.

Finally I am back to normality 😀

The return!

PS

Me: “Honey I looked forward to be home.”

Her: “Good so now you can clean the floor!”

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Human furniture! (La sedia)

Niente ragazzi mi dispiace ma, ultimamente, non ho molto tempo per disegnare e/o scrivere 😦

Mi sa che l’idea delle vignette fumettistiche dovrà aspettare.

Confido in tempi migliori ed incrocio le dita.

Intanto vi metto, coumunque, uno schizzo tanto per riempire il vuoto e non lasciare il blog spoglio per troppo tempo.

Alla prossima 🙂

ENGLISH

Sorry guys but, recently, I do not have time to draw and/or to write 😦

I think that my idea about comics will have to wait.

I hope will come better times and I cross my fingers.

In the meantime I post the following sketch just to leave the blog less empty.

See you 🙂

Human chair!
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Schizzi sperimentali! (Experimental sketches)

Rieccomi di nuovo qua.

Questa volta ho intenzione di provare (ennesima nuova idea 😀 ) a buttare giù alcuni schizzi in sequenza, tipo vignette, per raccontare un breve momento vissuto, un fantasia, una semplice battuta ironica o, magari, un possibile momento che si potrebbe verificare nel futuro.

Intanto ve ne metto una come esempio così mi potete dire cosa ne pensate. Ciao 🙂

ENGLISH

I am back.

This time I want to try (another new idea 😀 ) to make some string sketches (like comics) to talk about short lived moment, a daydream, a simple joke or something that, perhaps, could happen in the future.

In the meantime I put an example so you can tell me what do you think. Bye 🙂

Prova!

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La nuova coinquilina!

… Mentre osservo mia moglie alle prese con Grazia (la lavastoviglie) ho una strana sensazione. Una specie di inquietudine.

Forse mi devo preoccupare ma non so ancora bene per cosa.

La convinvenza con la nuova coinquilina si rivela difficile già dai primi giorni.

Mia moglie, per sicurezza, mi spiega due semplici regole: 1- falla partire solo quando è piena, 2- sciacqua la roba prima di mettercela dentro.
Io annuisco per far intendere che ho capito e allo stesso tempo mi sento un bambino di quattro anni.

La prima volta che Grazia viene messa in funzione mia moglie è strafelice, emozionata, direi quasi eccitata.
Io, invece, sono solo perplesso e leggermente geloso.

Lei rivolge tutte le sue attenzioni al suo nuovo giocattolino ed io mi sento un po’ messo in disparte.

Lavare i piatti è sempre stato un compito mio, sia come marito che come schiavo.
Lo facevo solitamente dopo pranzo e dopo cena ma anche durante il giorno, soprattutto se rimaneva qualcosa nel lavello.
Ho lavato i piatti da vestito, da nudo, con il grembiule, con la pettorina e molte volte indossando pure game over.

Il risultato era quasi sempre buono e con il tempo avevo raggiunto un ottimo livello di professionalità.
Ok a volte lei si lamentava perchè qualcosa era leggermente sporco ma erano casi rarissimi che non giustificano sicuramente un licenziamento in tronco.

Insomma lo schiavo-marito-lavapiatti era un po’ il mio cavallo di battaglia.
Prima di quisquilie come la sicurezza economica ed i doveri coniugali veniva sicuramente il lavare i piatti.

Adesso però c’è questo robot, questa cosa artificiale che lo fa al posto mio. Grazie tanto Grazia.

Mia moglie comincia già a farmi le prime battute: “Hai già preparato le valigie?”
Io: “Eh?”
Lei: “Adesso che c’è la lavastoviglie non mi servi più!”

“Ahahaah proprio simpatica!” avrei voluto rispondere ma, invece, sto zitto e mi rodo dentro.

Sono le stesse battute che mi faceva quando era arrivato Roomba.

Tuttavia devo fare qualcosa, trovare un modo per tirare l’acqua al mio mulino.
Quando scopro quanto ci mette a lavare i piatti inizio ad esporre le mie lamentele. Il mio disappunto.

“Cosaaa? Ma ci mette tre ore?!”
“Sí sí con il programma economico servono circa tre ore.” risponde lei come se fosse una cosa normalissima.
“Ma non è troppo?”
“Assolutamente no se vengono lavati bene.”

Manco a farlo apposta Grazia finisce il lavaggio in quell’istante.

Mia moglie apre lo sportello e comincia la pioggia di lodi.

“Oh mio dio ma guarda qua, non ci credo…”
“Cosa? Cosa?” chiedo io preoccupato e curioso.
“I filtri per il te, sembrano nuovi. Non li ho mai visti cosi puliti.”

Osservo con attenzione e non posso dire niente. Sono perfetti, come nuovi.

Gli apprezzamenti per Grazia non si placano. Tutto è scintillante, tutto è pulito, caldo e perfetto.

Poi mi guarda con aria di rimprovero dicendomi: “Tu, schiavetto, non ha mai lavato così bene!”

Divento piccolo piccolo e me ne esco dalla cucina con la coda tra le gambe.

“Bravo bravo scappa via e vai a prepararti la valigia. Ahahaha.”

Quando arriva la notte e andiamo a letto non riesco a dormire. Mi rigiro nel letto continuamente e non capisco il perchè.
Ad un certo punto mi alzò per andare in bagno. Uscendo dal bagno osservo la cucina.
Mi viene la strana voglia di andare a vedere la mia rivale. L’usurpatrice.

Mi avvicino a lei pensando ad un sabotaggio, anzi no, potrei provare a manometterla.
Cambio idea dopo pochi minuti. Mia moglie mi sgamerebbe subito e poi il rischio di svegliarla è troppo elevato.

Apro piano lo sportello di Grazia e mi ritrovo davanti a questa scena:

‘La malefica’

Terrorizzato corro immediatamente in camera. Sveglio mia moglie nonostante sia notte fonda.

“Amore, amore, svegliati è importante!”
“Mmm… eh? C-cosa c’è?”
“I denti, i denti…”
“Ti fanno male i denti?”
“No no, la lavastoviglie ha i denti. E’ un vampiro!!”
“Tesoro ma cosa stai dicendo? Stai bene? Ti sei drogato?”
“Nooo, ti sto dicendo che la lavastoviglie è malefica. E’ posseduta dal diavolo.”
“Amore ma è impossibile, forse hai solo fatto un incubo.”
“No no, vieni a vedere. C’è sangue per terra, è tutto buio e lei ha i canini come dracula!!”

Mentre dico queste cose sono in piedi accanto al letto che tremo come una foglia.

A quel punto mia moglie si alza e mi scorta in cucina dove è, logicamente, tutto a posto.
La lavastoviglie non ha niente di strano e non c’è sangue.

“Ma ti giuro che prima…” provo a giustificarmi.
“Tesoro stai tranquillo, va tutto bene. E’ solo un normale elettrodomestico.”
“Sí ma…”
“Tranquillo Amore, rimarrai sempre tu il mio preferito!” poi mi abbraccia stringendomi forte.

A quel punto mi calmo e torno in me. Tutta la paura scompare.
Quando torniamo a letto mi rassicura: “Amore non devi essere geloso di Grazia, dovresti guardare il lato positivo della cosa.”
Non la capisco e chiedo: “E quale?”
“Che da adesso avrai più molto più tempo per farmi da sguattero! Tipo pulirmi più spesso il bagno ecc.” ne segue un dolcissimo sorrisino perfido.

La osservo con l’espressione di uno che è appena stato fregato per l’ennesima volta.

“Contento schiavo?”

Rispondo inevitabilmente con un “Sí mia Regina.”

Dopodichè ci addormentiamo abbracciati.

FINE.

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Il nuovo coinquilino!

Già il titolo non promette niente di buono e, ad essere onesto, questa volta mia moglie me l’ha combinata davvero grossa… ma andiamo per passi, evitando gli spoiler.

Torniamo indietro di alcune settimane. Rientro dalle ferie felice come una pasqua e devo solo ringraziare mia moglie.
La mia adoratissima consorte ha organizzato le vacanze in modo impeccabile. Mi sono sposato con la miglior tour operator del mondo.
Glielo ripeto più volte e lei, ogni volta, sorride con un velo di modestia.

La prima notte a casa la passo, probabilmente per punizione (le ho rotto troppo le ovaie), dormendo sul pavimento accanto al letto.
Si tratta di un modo per calmarmi e ricordarmi il mio posto… mi rivela la mia Padrona.

E funziona, cazzo se funziona, la mattina seguente mi sveglio così docile che manco ci bado ai dolori che ho alla schiena.
Le porto a letto, di mia iniziativa, la colazione. Mi inginocchio vicino a lei con il vassoio tra le mani.

Lei annuisce soddisfatta e mi dice di aspettare lì. Comincia a guardare il telefono e mi lascia in quella posizione di sottomissione per cinque minuti buoni.
Poi batte il palmo della mano sulle sue gambe. Ho capito, ordine ricevuto. Le porgo con delicatezza il vassoio.

Lei mi guarda e vede uno schiavo ubbidiente. Devoto e cotto al punto giusto.
Un marito sottomesso che è diventato uno schiavetto diligente pronto a tutto pur di soddisfare la propria moglie e Padrona.

Mi indica i suoi piedi: “Massaggiameli mentre faccio colazione!”

Eseguo. Sempre in ginocchio e con riverenza.

Lei si gusta la colazione, si gode il massaggio e si diverte con il cellulare ed, essenzialmente, non mi caga.

Semplicemente non mi considera… fino a quando non mi rivela: “Tra pochi giorni avremo un nuovo coinquilino!”

La notizia mi colpisce come un mattone sulla crapapelada.
Forse non ho sentito bene. Cerco delle chiarificazioni.

“Non ho capito, ma chi è che…?”

Le dita dei suoi piedi mi premono le labbra e mi tappano la bocca.

“Zitto schiavo! Continua il tuo lavoro senza interrompermi più… o vuoi, per caso, essere messo in castità per due mesi interi?”

Terrorizzato faccio di no con la testa.

Lei fa un mezzo sorriso e riprende: “Stavo dicendo che arriverà presto questo nuovo coinquilino e mi aspetto che tu lo accolga nel migliore dei modi.”

La ascolto quasi pietrificato. Mi dimentico pure del massaggio.

“Inotre” va avanti lei “voglio che mi dimostri la tua totale sottomissione anche in sua presenza! Siamo d’accordo schiavo?”

Non so cosa rispondere. Non so niente e sono molto preoccupato. Ma chi deve arrivare? Che intenzioni ha mia moglie? Che progetti ha la mia Padrona?

Sono estremamente preoccupato. Rimango fermo senza rispondere ma poi un suo piede mi spinge la testa in su e giù costringendomi ad annuire.

“Perfetto allora. Adesso vai a lavare queste cose!” e mi passa il vassoio.

Passo tutta la giornata al lavoro in paranoia totale. Ma chi deve arrivare e per quanto tempo rimarrà da noi? Sarà mica un suo amico, un suo collega?
Forse un parente, dai sarà quasi sicuramente un suo parente. Ma devo mostrarmi sottomesso con un suo parente in casa? No, mi sembra impossibile.
Oh mio dio non sarà mica un altro uomo, tipo un… un amante?

Scaccio subito questa idea dalla testa. No no il cuckold no!

Torno a casa in ansia totale e la prima cosa che faccio è chiederle delle spiegazioni.
Ho bisogno di ulteriori informazioni.

Assumo le vesti del maschio alfa, da marito che pretende delle risposte.

Lei è in cucina che sta facendo da mangiare.

Esco dritto senza pensarci troppo: “Allora cara mi spieghi questa storia? Chi è questo nuovo coinquilino e perchè mai dovremmo ospitarlo?”

Con una calma quasi fatidiosa mi risponde: “Abiterà con noi semplicemente perchè l’ho deciso io ed, inoltre, vedrai che sarà molto utile… non come te!”

Irritato e offeso continuo a chiederle: “Ma stai scherzando? Ma chi è? Un altro uomo? Hai un amante?”

Senza guardarmi indica con il dito il pavimento dicendomi: “Se vuoi delle risposte rimettiti al tuo posto e supplicami!”

Sono esterefatto. Non credo alle mie orecchie. Deve essere impazzita.
Qui stiamo pisciando decisamente fuori dal vaso.

Sono dietro di lei a circa due metri. Lei continua con aria indifferente a preparare la cena.

Mi sento sperso e la mia rabbia iniziale si è scemata davanti alla sua tranquillità, alla sua sicurezza, alla sua bellezza.

Mi inginocchio dietro di lei ed il mio ultimo briciolo di dignità scompare sotto i suoi tacchi.

Lei se ne accorge subito anche senza girarsi: “Bene schiavetto mio, così mi piace.”

Poi voltandosi mi regala un sorriso e continua: “Ora che sei nella posizione che più ti si addice puoi iniziare a supplicarmi!”

Inizio a pregarla in mille modi diversi ma non essendo bravo con le suppliche (e con le parole in generale) la cosa va avanti per le lunghe.
La scongiuro di darmi delle informazioni in più. La imploro di dirmi chi stracazzo deve arrivare da noi. Chiedo umilmente di sapere chi sia questo nuovo coinquilino.

Mi prostro ai suoi piedi e mi abbasso sempre di più fino a quando non tocco il pavimento con la fronte.
Preso dalle disperazione inizio a sbattere la fronte sul pavimento ripetendo: “La supplico mi dica chi è quest’uomo che deve arrivare… La imploro mi dica…”

“Non ho mai detto che è un lui!”

Le sue parole sono come un fulmine a ciel sereno.
Allora si tratta di una donna. Tutta la situazione cambia. Le mie paure svaniscono all’istante.

Alzo la testa e sorrido come uno scemo.

“Basta con le suppliche, hai avuto la tua informazione e domani potrai vedere la nuova coinquilina con i tuoi occhi. Ora alzati che è ora di cena.”

La situazione sembra essere cambiata in meglio. Il giorno seguente mi faccio comunque mille domande.

Ma chi sarà, una sua amica? Forse desidera umiliarmi davanti ad una sua collega? Forse mi vuole dominare con un’altra padrona?
No, dubito altamente di quest’ultima ipotesi. Forse potrebbe essere un’altra schiava che poi, però, mi farebbe concorrenza.

Diceva che sarà utile e non come me.

Potrebbe benissimo essere una schiava ma perchè è necessario che viva con noi?
Boh, non ne ho idea, lo scoprirò stasera.

Torno a casa dal lavoro sprizzando curiosità da tutti i pori.

Sulla soglia sento mia moglie che mi urla: “Vieni subito in cucina, schiavo, che ti presento Grazia!”

Ah si è vero mi ha già introdotto come marito sottomesso quindi non devo deludere le sue aspettative.
Entro umilmente con il capo chino pensando che sarà la prima volta che un’altra donna mi vedrà in versione schiavesca.
Mi sento un po’ teso.

“Dai il benvenuto a Grazia, la nostra nuova…”

La coinquilina!

“… lavastoviglie!”

Ci rimango un po’ di merda ma cerco di nasconderlo con un sorriso di circostanza.

Vengo obbligato dalla mia Padrona a dire: “Ciao Grazia e benvenuta a bordo.” e a farle anche una carezza.
Mi sento un idiota ma obbedisco.

Poi, mentre osservo mia moglie alle prese con Grazia, ho una strana sensazione. Una specie di inquietudine.

Forse mi devo preoccupare ma non so ancora bene per cosa.

CONTINUA…

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Buon compleanno!

Rieccomi di nuovo, miei affezionatissimi followers.

Probabilmente non lo sapete ma alcune settimane fa è stato il mio compleanno. Un giorno come tutti gli altri… più o meno.

Solitamente lo passo in tranquillità senza organizzare nulla di speciale. Una cena con mia moglie e/o qualche amico.
Si stappa una bottiglia, un brindisi, baci e abbracci, due risate e poi tutti a casa.

Di solito cerco di non pensare agli anni che passano ed ai primi acciacchi che l’avanzare dell’età comporta.
Mi limito a vivere serenamente questo giorno come qualsiasi altro. Non mi aspetto mai grandi cose e manco le cerco o pretendo.

Tuttavia, la vigilia del mio genetliaco è stata portentosa.

La sera prima del mio compleanno.

Cena a lume di candela con la mia adoratissima moglie. Siamo a casa nostra che per l’occasione è addobbata con candele e rose.
Le casse dello stereo diffondono musica jazz e l’atmosfera è perfetta. Ha preparato tutto lei stando attenta ai minimi dettagli.
Mi ha fatto una sorpresa, una bellissima sorpresa e forse, dopo cena, non dovrò neppure lavare i piatti.

Sono commosso.

La serata procede splendidamente e la cena, cucinata dal mio amore, è deliziosa come pure il vino che ha scelto.
Mi sento dentro una favola, mi sembra di essere nel paese dei balocchi.

Lei mi sorride ed io sono felice. Siamo entrambi felici ed il tempo vola.
Tra una risata e l’altra arrivano le 23:30.

Mentre sorseggio l’ennesimo bicchiere di frizzante lei mi osserva e mi rivela: “Sai amore, ho un ragalino per te. Tra non molto potrò dartelo.”

Compiaciuto rispondo: “Grazie cara…” ma contemporaneamente mi sorge un piccolo sospetto.
Cosa intende precisamente per ‘regalino’. Mi suona un po’ strano e certamente misterioso.
Mi viene in mente quella volta che a Natale ho aperto il regalo e ci ho trovato dentro game over.

Preso dal panico e dalla curiosità chiedo: “…posso già sapere di cosa si tratta?”
“Non essere impaziente amore, a mezzanotte lo scoprirai!”

Il sorriso che accompagna la sua risposta lascia intendere tutto e niente.

Mi metto il cuore in pace e continuo la serata cercando di godermi ogni attimo.
Lei è rilassata e parlare con lei è sempre piacevole.
Apprezzo molto la sua ironia e nei pochi attimi di silenzio ammiro la sua bellezza, la sua sensualità.

Ore 23:45.

Arriva come una saetta a ciel sereno.

“Vai a metterti la pettorina che è quasi mezzanotte!”
Non aggiunge altro, non mi chiama schiavo… ma il suo mezzo-sorriso non lascia dubbi: si tratta di un ordine.

Apprezzo molto anche il suo tempismo.

Eseguo la sua richiesta e vado a prepararmi.
Mentre mi spoglio mi chiedo cosa mi aspetterà…
Mentre indosso la pettorina mi domando quale sorpresa avrà in serbo per me…

Ritorno in salotto dopo dieci minuti vestendo solo le cinghie nere della pettorina.

Appena mi vede mi sorride compiaciuta e mi ordina: “Mettiti in ginocchio qui di fronte al divano!”

Eseguo ma probabilmente nel modo sbagliato.

“No no, non così. Ti voglio prono, con la testa appoggiata sul pavimento ed il culo per aria!” mentre me lo ordina le scappa una risatina.

Da quella posizione vedo solo i suoi piedi, le sue zeppe. Poi più niente, si è spostata dietro di me.
La sento armeggiare con qualcosa ma non capisco.

Provo a chiedere: “Amore ma cosa stai facen…”
“Zitto schiavo e goditi il ragalo che la tua Padrona ti dona!!” è la sua risposta secca.

Un attimo dopo sento qualcosa di duro e freddo che si intrufola fra le mie chiappe.
Non so cosa sia ma so per certo che esula dalle mie classiche fantasie femdom.

La cosa (un vibratore, un palo, una scopa, un dildo o quello che è) arriva nei pressi del mio ano ed inizia a spingere.
Di riflesso stringo le chiappe e mi irrigidisco.

“No no schiavo, non avere paura e rilassati!”

Eseguo il suo volere come un bravo schiavetto devoto, anche perchè non sarebbe educato non accettare un regalo dalla propria moglie.
Lei inizia, quindi, a spingermi la cosa dentro.

Lo fa piano, delicatamente, cantando: happy birthday to you… happy birthday to you.
E’ arrivata la mezzanotte.
E’ il mio compleanno.

Mentre l’intruso entra nel mio di dietro mi pietrifico. Rimango immobile come quei cagnolini o gatti che ricevono la puntura dal veterinario.
Non fa male ma è una sensazione strana, inaspettata, nuova.

La mia Padrona continua ad infilarmi la cosa nel culo.
Happy birthday to you è quasi finita e l’oggetto estraneo procede il suo percorso dentro di me.

Quando mia moglie finisce di farmi gli auguri termina anche la sua operazione di sodomizzazione.
La cosa nel culo si è fermata ma è pur sempre dentro di me.

Io sto bene, perplesso, leggermente confuso e sempre immobile.
Non mi sono mai sentito così sottomesso.

Sento il rumore di un accendino, della scintilla e poi un leggero calore sulle mie chiappe.

“Wow quanta luce fa…” l’espressione di meraviglia della mia amata mi fa capire tutto.

Adesso so cos’è la cosa. So cos’è il mio regalo. So cosa ho nel culo.

Sento i passi della mia Padrona. La sento sedersi sul divano.
Infine colpendomi la nuca con la suola della scarpa mi chiede: “Allora schiavetto mio sei contento del regalo ricevuto?”

Buon compleanno!

Non tanto convinto e per evitare problemi rispondo: “Certo Padrona mia.”

Subito dopo la zeppa mi schiaccia, con decisione, la nuca: “Non ho sentito grazie.”

“Grazie, grazie mille mia Signora per questo bellissimo regalo.”

“Ah ok, ora va meglio. Adesso rimani li in silenzio con la candela infilata nel culo fino a quando non si spegnerà!”

Mi viene da chiederle: ma non è che mi brucio? non è pericoloso?
Sento già abbastanza calore nelle chiappe ma mi trattengo dal farle domande.

Come se mi leggesse nella mente mi dice “Tranquillo non ti farò bruciare i peli del culo ma mi piace vederti in quella posizione.
Vedere la luce che esce dal tuo sedere mentre finisco di bere il vino. Mi piace usarti in questo modo, come un oggetto, come un candelabro.
Quindi rimani lì buono e lasciami godere questo momento!”

Alzo il pollice della mano per dirle che ho ricevuto, capito e che sono d’accordo!

FINE.

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Demenziale!

Rieccomi qua e scusatemi per la mia assenza ma sono stato, come vedrete, particolarmente impegnato in questo ultimo periodo.

Dopo l’ormai celeberrima castità ho iniziato un periodo idilliaco.
Sia come uomo virile che come marito sottomesso ma pur sempre virile.

Insomma virilità a gogo, da squazzarci dentro. Ovunque e in qualsiasi momento.

Il giorno dopo la mia liberazione, anch’essa famosissima e già sicuramente parte dei libri di storia, il sole splendeva alto nel cielo come non mai.
Ero ritornato in uno stato di uomo ‘libero’ e liberato e, tutto pimpante, mi ero recato al lavoro.
Avevo un sorriso a trecentosessanta gradi.

Purtroppo era domenica e non dovevo andare al lavoro.

No problem, il mio sorriso era, comunque, indelebile ed ho potuto mostrarlo ai colleghi il lunedì.
Tutti sono rimasti stupiti ma talmente stupiti che alla sera mi hanno chiesto se stavo bene e se avevo una paresi alla bocca.

La settimana era iniziata molto bene ed io, ogni sera, avevo energie da vendere.

Ovviamente mi sono messo ad ammazzarmi di seghe.

Mi sentivo ringiovanito. Era dai tempi dell’adolescenza che non mi sentivo così.
Da quando partecipavo ai campionati mondiali di autoerotismo e… li vincevo tutti.

Ho dominato per cinque anni di fila, dai quattordici anni fino ai diciotto.
Poi a diciannove è arrivata una femmina ed ho smesso di allenarmi con la stessa frequenza. Non ero più al top.

Tuttavia fra i 14 ed i 18 ero imbattibile. Fortissimo in tutte le specialità: dalla resistenza alla gittata per non parlare poi della precisione.
I miei rivali, ragazzetti brufolosi e mingherlini, non avevano speranze.
Le gare di resistenza iniziavano alle 9.00 del mattino ed io già alle 10.00 me ne ero sparate dodici. Il secondo era a malapena arrivato a cinque.
Verso mezzogiorno i dilettanti cominciavano a schiattare. C’era chi sveniva e chi crollava al suolo con il cazzo ancora in mano e gli occhi rossi per lo sforzo.
I più gravi venivano portati al pronto soccorso mentre gli altri venivano accartocciati negli angoli della palestra.

Dopo questa prima scrematura rimanevano soli i più tosti, quelli più impegnati. Quelli che si allenavano almeno 12 ore al giorno 24/7.

Dopo le 14.00 rimanevano in piedi solo i professionisti. Li riconoscevi dalle occhiaie belle nere e i calli della mano di una rara durezza.

Io a quell’ora ero, solitamente, a quota 69 orgasmi. Nella mano destra avevo il mio pene ben in pugno e nella sinistra un qualsiasi giornaletto porno sbiadito in mancanza del postal market.

Con l’avvicinarsi del tramonto si avvicinava anche la fine della gara. Si rimaneva solo in tre: io, Tiziano e Claudio.
Tizio e Caio non erano male, lavoravano bene di mano ma avevo alcune lacune in fatto di resistenza.
Secondo me nei weekend si allenavano meno di 12 ore al giorno.
Infatti quando superavano i 200 orgasmi finivano la birra. Cominciavo ad avere il fiatone per poi rallentare la masturbazione ed, infine, si bloccavano come delle belle statuine.

Io, invece, ero stanco si ma ancora in piedi e, soprattutto, avevo superato la soglia dei 500 e vinto un’altra medaglia d’oro del segaiolo.

Ora, dopo quasi venticinque anni, ho riscoperto di essere ancora agli stessi livelli…

… e questa settimana che ci ho dato dentro me l’ha dimostrato!

Champion!

FINE!

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Tre settimane e mezzo!

Nelle puntate precedenti: è iniziata la mia castità che persiste, con o senza cintura. Ci sono stati attimi di panico (cazzo non si trova più la chiave) e momenti più duri (situazioni eccitanti ma con l’uccello ingabbiato).

Nonstante tutto e due angurie al posto delle palle… sono ancora vivo 😀

Ventiquattresimo giorno di castità.

Mi sveglio e preparo la colazione per entrambi. E’ sabato, quindi, me la prendo con comodo.

Quando gliela porto a letto mi parte il testosterone. Non so bene come comportarmi, sto valutando la possibilità di un approccio diretto e sensuale.

Potrebbe rivelarsi un grosso errore: se non le va o se la considera una mossa impertinente mi becco un due di picche e game over già dal mattino.

Tuttavia il gioco vale la candela e decido (spinto anche dalla disperazione e dalla lunga astinenza) di giocarmi questa chance.

Inizio con carezze e baci. Cerco di essere dolce e sensuale. Mi struscio piano contro il suo corpo. La guardo con gli occhi pieni di speranza e amore…

…e poi un suo cenno della testa accompagnato dalle parole: “Continua pure” mi fa capire che è arrivato il momento.

Finalmente dopo tre settimane e mezzo (per la precisione ventiquattro giorni) la mia castità è finita!!! 🙂

FINE.

ps. Evvai sono ritornato un uomo ‘libero’ 😀

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Solitario!

Continua il mio stato di castità e le sue relative cronache.
Per le puntate precedenti vedere:’Campo minato’, ‘Prato fiorito’, ‘Spider’ e ‘FreeCell’.

Passano i giorni, passano le notti ma la mia situazione rimane, esattamente, la stessa.
Tutto era iniziato più di due settimane fa.
Forse per lei sembra che siano passati solo pochi giorni…
A me, invece, sembra sia passato un mese abbondante.

Era iniziato tutto come una sfida, un gioco, forse una prova da superare.
In un certo senso un modo per dimostrarle la mia completa devozione.

Col passare del tempo è diventata una routine.
Comoda e divertente per lei ma più complicata ed, in certi momenti, dura per me.

A dire il vero me la sono voluta, quindi, non mi lamento. Cerco solo di resistere.

Dopo la prima settimana di castità ho, però, cominciato a farmi le prime involontarie aspettative.
Mi svegliavo pensando ‘Dai che magari oggi mi libera dalla castità’ oppure ‘Speriamo che stasera almeno non mi faccia indossare la cintura’…

Naturalmente tutti i miei sogni non si avveravano.

Dopo essere stato ‘Asmaltato’ nel dodicesimo giorno (FreeCell) ho nutrito una forte speranza in merito alla mia liberazione… ma niente neppure quella volta.
Sono proprio un illuso 😦

Diciasettesimo giorno.

Oggi è un giorno speciale, me lo sento.
Il diciasette solitamente è un numero che porta sfiga ma, conoscendo il senso ironico di mia moglie, potrebbe rivelarsi come un numero fortunato. Quello giusto!

Tra l’altro, quando all’inizio facevo lo sborone, le avevo detto che avrei potuto resistere senza orgasmi anche due settimane e le ho già passate.
Questo non vuol dire assolutamente niente ma quasi mai la speranza si nutre di raziocinio.

La serata inizia come al solito, dopo il caffè indosso game over e le consegno la chiave.

Mentre le dico “Ecco qua” incrocio mentalmente le dita.
Bramo come risposta un “No dai, toglietela per questa sera” ma non arriva.

Arriva, invece, un suo sorriso e successivamente mi indica la cucina. Significa: ‘Vai a lavare i piatti!’
Eseguo un po’ amareggiato ma senza farglielo capire.

Dopo i piatti ci mettiamo a guardare un film.
Il momento è abbastanza rilassante e io cerco di avere le giuste attenzioni nei suoi confronti.
Se le finisce l’acqua nel bicchiere gliela verso. Se c’è una scena che fa paura la stringo forte e così via.

Finito il film arriva il momento di andare a dormire.

Dopo essersi preparata si infila nel letto e mi chiama: “Dai Amore vieni qua che ti tolgo la gabbia così puoi andare a farti la doccia.”
Entro in camera e me la trovo così:

Waiting for…

Liberandomi aggiunge: “Muoviti a lavarti che ti aspetto”.

Parto come un razzo pensando: si è il momento giusto. Lo sapevo.
Mi ha appena tolto la cintura ed è li nuda nel letto che mi aspetta.
Oggi finisce la mia castità e probabilmente mi aspetterà una notte di sesso selvaggio.
Evvai, questa volta il diciasette ha portato figa.

Faccio la doccia in dodici minuti e torno in camera a testa alta.

Lei è distesa con la testa all’ingiù. Ehehe sta facendo finta di dormire.
Mi metto nel letto e mi avvicino lentamente.
Le accarezzo la testa e le bacio la spalla e poi…

… e poi mi accorgo che sta dormendo sul serio. E’ già in un sonno profondo!

Crolla tutto il mio castello di sabbia.
Crollano le mie aspettative.
Crollano anche le mie palle.

Naturalmente non riesco a dormire. Non ancora.

Mentre guardo il soffitto la mia mano scivola lungo il mio fianco. Sembra muoversi con il favore delle tenebre.
Inizialmente si aggira attorno al mio pene senza far niente ma poi, all’improvviso, lo prende in mano.
Lo sfiora piano, lentamente. E’ un approccio inconsueto: è da tanto non si vedono.

Alla fine rompo il giacchio ed inizio un solitario. Me lo meno piano, senza far rumore.

“COSA stai FACENDOOO????”

E’ mia moglie. Si è svegliata, mi ha sgamato.

“Eh mmm niente, mi stavo solo grattando. Avevo un prurito.” lo so, non sono tanto bravo con le scuse.

“AH PRURITO?? Bene allora alzati e vai a rimetterti game over. Vedrai che il prurito passerà!”

“No, ma… “

“Niente no e niente ma, è un ordine schiavo. Eseguilo SU-BI-TO!!!”

Indosso la cintura e ritorno a letto.

Infine mi metto il cuore in pace e mi metto a dormire.

La mia castità, ovviamente, continua.

FINE.

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FreeCell!

Continua l’odissea, ops scusate… intendevo dire la cronaca della mia castità.
Per i nuovi consiglio di leggere anche gli articoli precedenti: ‘Campo minato’, ‘Prato fiorito’ e ‘Spider’.

I giorni passano inesorabilmente e le regole, imposte da mia moglie, rimangono le stesse: castità di giorno e game over (ovverosia la mia simpaticissima cintura di castità) di sera.

Tutto procede più o meno bene ma se ricordate, durante il settimo giorno, la mia Signora, nonchè Padrona, mi aveva congedato con le seguenti parole “Mi sa che ti meriti una bella punizione, non ora ma arriverà!”

La sua promessa mi aveva spaventato e attirato (incuriosito) allo stesso tempo.
I premi e le punizioni possono, a volte, essere separati solo da una linea sottilissima.
Un punizione puo’ trasformarsi in premio e viceversa. Il tutto puo’ succedere in un attimo e manco te ne accorgi.

Una bella punizione suona più come un premio, diciamocelo. Quel ‘bella’ mi faceva molto sperare.
Sarò probabilmente un ottimista cronico ma iniziai a nutrire alcune speranze in proposito.
La mia fantasia era già partita per la tangente. Quella positiva.

Intanto però i giorni passavano e non arrivava niente. Zero punizioni. Nessun premio.

Forse la punizione era il prolungamento stesso della mia castità.
Forse la punizione la stavo già vivendo senza rendermene conto.
Forse era solo un altro stratagemma messo in atto dalla mia Padrona.

Mia moglie non mi diceva niente a tal proposito e non mi mandava nessun segnale.
Io evitavo di farle domande impertinenti ed ogni giorno ci riflettevo sopra ma con scarsi risultati.

Più ci pensavo e meno ci capivo.

Dodicesimo giorno.

E’ una giornata tranquilla, abbastanza calda. Alla sera un’ottima cena insieme a mia moglie
e poi svaccamento per entrambi sul divano.
Ad un certo punto lei mi chiede: “Tesoro ho voglia di qualcosa di dolce, mi vai a prendere un Magnum?”
Quando le rispondo:”Si certo” sono già in piedi che mi avvio verso il congelatore.

Torno con il gelato in mano. Mi vede, è felice, mi sorride.
Glielo consegno quasi con reverenza.
I suoi occhi cambiano luce. Diventano seri, anzi no, sono tipo preoccupati.

“Questa sera non ti sei ancora messo game over?!”

Se è una domanda è una domanda retorica.

Rimango zitto. Scena muta come durante le interrogazioni di italiano.
Cerco di limitare anche le mie espressioni facciali.
Non voglio che pensi che abbia cercato di fare il furbo.
Che abbia fatto finta di dimenticarmi sperando di passarla liscia.

“Vai a metterti la cintura e ritorna qui solo con quella!”

Al posto di un ‘Si Padrona’ o un più elegante ‘Ai suoi ordini Signora’ replico con: “Solo con… cioè nu”

M’interrompe leggermente infastidita “Si schiavo, nudo! Ripigliati e connetti quei tuoi due neuroni.
Adesso esegui l’ordine e muoviti che mi servi.”

Parto in picchiata per recuperare il tempo perso e la mia figura da pirla.

Ritorno completamente nudo e le consegno la chiave.

Mi osserva per un po’ mentre inizia a mangiarsi il Magnum. Forse mi ammira o forse mi ridicolizza. Non lo so.
“Bene schiavetto, inginocchiati ai miei piedi e comincia a massaggiarli”.
Mentre me lo ordina scuote piano le dita di un piede per indicarmi da quale devo iniziare.

Eseguo con adorazione e già sento il mio cazzo risvegliarsi.

Ecco lo sapevo, forse questo è l’inizio della mia punizione. Della bella punizione.
Massggiarle i piedi indossando la cintura.

So già che tra poco la situazione sarà dura per me.
Dopo dodici giorni di castità basta un nonnulla per farmi arrapare.

Decido di distogliere lo sguardo dai piedi e rivolgerlo a mia moglie.

Lei non mi sta cagando. Sta guardando lo smartphone mentre si gode il Magnum e il massaggio.
Quando, però, si accorge che la sto ammirando molla il telefono e comincia a mangiarsi il gelato in modo sexy.

Mi mostra la lingua facendo lunghe e lente leccate per poi mordere sensualmente il gelato.

Il mio uccello sbatte contro la gabbia. Lascio trapelare un breve gemito di dolore.

“Eheehh…” fa una risatina compiaciuta per poi continuare a tormentarmi.

Mi guarda vogliosa, si morde le labbra, lecca il Magnum con avidità.
Lo lecca per bene come se mi stesse facendo un pompino… peccato, però, che il mio cazzo sia ingabbiato.
Incatenato.

La supplico con gli occhi di smettere… ma mi piace.
L’uccello, intanto, continua a prendere a testate la gabbia di ferro.
Stupido picchio.

Lei lo sa ma se ne frega. Forse ci gode.
Se la ride soddisfatta e continua questo giochino perfido e sensuale.

Quando finisce il gelato si succhia anche lo stecchino per gustarsi gli ultimi pezzetti di cioccolato.
Lo fa in modo rigorosamente sexy per gustarsi anche gli ultimi gemiti della mia sofferenza.

Io sto per esplodere (soprattutto il mio amico dei piani bassi) quando l’agonia finisce.
Sono sfinito.

Lei sembra essersi divertita. Me lo dicono i suoi occhi appagati.

“Prendi!” mi dice avvicinandimi lo stecco.

Faccio per sollevare una mano ma mi ferma.

“No. Con la bocca!”

Eseguo.

Her puppy!

Lei mi osserva e sorride. Devo apparire alquanto ridicolo.

“Ahaah tra l’altro ha proprio la forma di un osso. Vai a buttarlo nella spazzatura… a quattro zampe.”

Faccio quello che mi dice e come un cagnolino ubbidiente esco dal salotto.

Ritorno dopo pochi minuti, sempre a carponi (per sicurezza).
Appena mi nota mi domanda: “Schiavo sei pronto a servirmi?”

Pensavo di averla già servita ma certo non contesto le sue parole e rispondo: “Si mia Padrona. Non vedo l’ora.”

“Bene, allora mi aiuterai a mettermi lo smalto sulle unghie dei piedi.”

Ho come un piccolo mancamento. Non ho idea di cosa voglia farmi fare ma sono preoccupato.
Solitamente sarebbe un’operazione deliziosa e sempre desiderata ma con game over adosso tutto cambia.

Se vederla mangiare un gelato mi ha sfinito figuriamoci metterle lo smalto ai piedi.
Sono già molto sexy al naturale e con lo smalto si trasformano, praticamente, in una bomba erotica.
Io lo so. Lei lo sa. Io sono fottuto.

Devo temporeggiare. Prendere del tempo. Ho ancora i residui di eccitazione di prima.

Trovo un po’ di coraggio e balbetto: “Padrona, se lei me lo concede, potrei prima lavare i due piatti che ci sono in cucina?”

“Mmm si, mi sembra una buona idea. Permesso concesso.”

Vado di corsa a lavare i piatti. Mai stato così felice di farlo.
Ho dieci minuti buoni per placare i miei bollenti spiriti.

Appena finisco con i piatti torno in salotto ma le sue parole mi bloccano sulla soglia: “Vai in camera! Metti una sedia di fronte allo specchio e poi stenditi fra lo specchio e la sedia!”

Rimango leggermente perplesso. Immobile come un pirla.

“Su schiavo, muoviti, è un ordine. Poi ti raggiungo.”

Eseguo il suo volere. Attendo in camera steso sul pavimento per circa dieci minuti.
Mentre aspetto mi chiedo: ma questo sarà un premio o una punizione?

Quando arriva la sento ridacchiare.
Si sta già divertendo semplicemente nel vedermi in quella posizione.

Poi si siede sulla sedia e con un indecifrabile sorriso mi ordina: “Tieni qua!”

E’ la boccetta dello smalto rosso ciliegia.

La prendo in mano. Forse sto cominciando a capire dove vuole andare a parare.

“Tienila dritta!”

Annuisco per dirle che ho capito.

“Adesso piega la testa e guarda lo specchio! Voglio che ti godi tutto lo spettacolo.”

Un attimo dopo sento il suo piede sulla mia guancia.

“Voglio che mi guardi mettere lo smalto mentre sei sotto i miei piedi.”

Cerco di dire “Come lei desidera…” ma l’altro suo piede mi arriva sulla faccia premendomi la bocca.
Ne esce un incomprensibile “Co i era…”

“Devi stare immobile schiavetto per non farmi sbavare lo smalto, capito?”

“I ona.”

“Aahah lo prendo come un sì. Ti piace essere schiacciato dai miei piedini?”

“Sì!”

“Perfetto vermetto mio. Adesso fermo e zitto che comincio”.

Asmaltato!

FINE!

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Spider!

Premessa: continua ancora la cronaca della mia castità (vedere i due articoli precedenti).
La mia intenzione iniziale era quella di scrivere solo un racconto (Campo minato appunto) ma poi la situazione si è protratta (ahimè) nel tempo diventando così terreno fertile per altri aneddoti.

In ‘Prato fiorito’ me l’ero vista proprio brutta.😧
Panico totale fino a quando mia moglie non mi ha fatto vedere la chiave extra.

Una volta riacquisita la mia serenità mentale le giornate proseguono abbastanza bene.
La solita routine: castità di giorno mentre sono al lavoro e cintura di castità
alla sera quando torno a casa (solitamente dopo cena).

Fortunatamente mia moglie non cerca di stuzzicarmi con le sue (più che mai letali) armi femminili.
Quando indosso game over non porta mai scollature troppo generose o abiti succinti.

In altre parole mi lascia vivere questa mia situazione in ‘pace’ senza infierire troppo.

Io le sono estremamente grato e per ripagarla cerco di fare alcuni lavori in casa senza che lei me lo chieda.

Settimo giorno.

Mi sveglio fresco e pieno di energie.
Mi sento fiero di aver raggiunto una settimana di castità ma evito di farglielo notare.

Dopo la colazione (inutile specificare chi l’ha preparata e servita) prendo l’iniziativa e comincio
a passare l’aspirapolvere ovunque. Ho intenzione di passare il mocio su tutti i pavimenti.

Quando mi vede in versione casalingo rimane quasi stupita.
Poi accenna un leggero sorriso e si avvicina.

“Mmm tenerti in castità sta dando i suoi frutti… forse dovrei metterti in castità più spesso.”

Non so se sia un complimento, un avvertimento o un ricatto.
Non so neppure se sia una domanda o un’affermazione.

Lo prendo come un apprezzamento e rispondo:”Puo’ mettermi in castità quando vuole. Non è un problema per me.”

Non è proprio vero che non sia un problema, qualche complicazione c’è ma sono già, inconsciamente, passato al Lei.
Ho quindi assunto un tono sottomesso, umile e docile.
Spero solo che la mia risposta non si riveli un arma a doppio taglio.

“Bene, continua con l’aspirapolvere io, intanto, mi sposto in salotto.”

Eseguo l’ordine come un bravo sguattero e mentre mi dedico alla pulizia dell’ufficio noto qualcosa.
Una luce, qualcosa che brilla. Una cosa molto piccola e luccicante giace sul pavimento.
Esce dal lato sinistro della scrivania. Per un pelo non l’aspiro.

E’ la chiave, la chiave di game over, quella originale.
La prendo in mano con delicatezza come se fosse un antico tesoro.

L’ho ritrovata. 🙂

Corro in salotto da mia moglie per darle la lieta novella.

“L’ho trovata!”

“Tesoro guarda cosa ho trovato in ufficio, sotto la scrivania…”

“Te l’avevo detto, l’altro giorno, che era in ufficio. Anzi ti avevo ordinato di controllare bene, soprattutto sulla scrivania.”

“Sì ma…” – ero troppo nel panico per tutta la situazione e forse non ho controllato benissimo e probabilmente l’ho fatta cadere ed è finita a un lato della scrivania e non l’ho vista. Mi dispiace, mi dispiace, non l’ho fatto apposta. Volevo dire tutto questo ma mi sono fermato al ‘Si ma…’.

“Sì ma niente. Per colpa tua ho dovuto perdere del tempo per recuperare la chiave extra. Per rimediare alla tua mancanza!”

Come un cane bastonato rispondo solo con un: “Mi dispiace.”

“Mi sa che ti meriti una bella punizione, non adesso perchè non ho tempo ma arriverà!”

Chino il capo umilmente e ritorno alle pulizie con la coda tra le gambe.

FINE.

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Prato fiorito!

Premessa: continua la cronaca della mia castità (vedere articolo precedente).
Campo minato era nato come racconto di fantasia ispirato a fatti pressochè reali… ma con il passare del tempo è diventato sempre più reale. Fottutamente reale e di fantasioso è rimasto ben poco. Probabilmente niente!
Reale ed imprevedibile ed è per questo motivo che è sbocciato prato fiorito.

Iniziamo.
Eravamo rimasti che sono stato messo in castità fino a data da definirsi o meglio fino a quando lo vorrà mia moglie.
Dopo tre giorni sono già in crisi di astinenza e la supplico in ginocchio ma ottengo solo un due di picche.

Dopo la mia suppplica cerco di comportarmi in modo adeguato. Mi impegno per essere un bravo marito pieno di attenzioni e allo stesso tempo uno schiavo devoto che non si lamenta e men che meno pretende.

Provo a vivere serenamente la mia condizione di castità senza farmi aspettative di ‘liberazione’.

I giorni passano e le regole rimangono invariate: di giorno castità mentale e alla sera castità forzata con l’aiuto di game over.

Alla sera, dopo il caffè, devo solo ricordarmi di mettere la cintura, chiudere il lucchetto e consegnarle la chiave.
Facile, anche perchè se per caso mi dimentico me lo ricorda lei. 😀

La sera del quinto giorno.

Lei è seduta alla scrivania e mi chiede “Amore mi fai un massaggino alle spalle?”
Non sono più necessari gli ordini, sono particolarmente docile in questo periodo e, tra l’altro, indosso già game over.

“Si certo tesoro, arrivo subito!” mollo qualsiasi cosa stia facendo per non farla aspettare.

Inizio il massaggio piano, premendo i pollici. Mi focalizzo su di lei, sulle risposte delle sue spalle e
della sua bellissima schiena.

“Oh si, bravo, così… ci voleva!”

La ringrazio per l’apprezzamento e continuo con più vigore.

L’uccello in gabbia comincia però ad agitarsi. Quel suo ‘Oh si’ l’ha risvegliato.
Cerco di non pensarci e continuo a massaggiare ma dalla mia posizione le intravedo il seno.

La situazione peggiora. L’uccellino comincia a premere contro la gabbia di ferro.
Distolgo lo sguardo e fisso il pavimento alla nostra sinistra.

Si rivela un errore. Da sotto la scrivania sbuca il suo piedino affusolato.
Il mio cazzo intrappolato e stritolato comincia a farmi male.

Stringo i denti e chiudo gli occhi.
Si rivela la scelta giusta. Il dolore si attenua e posso dedicarmi a mia moglie senza problemi.

Continuo a messaggiarle la schiena e il collo per una mezz’oretta circa poi lei mi spedisce a fare la doccia.
“Intanto spogliati e poi aspettami che vengo ad aprirti il lucchetto.”

Rispondo con un sintetico “Ok” cercando di trattenere la mia gioia.

Quando mi raggiunge si mette a rovistare nel mobiletto. Io attendo nudo e in silenzio.
All’improvviso si gira e mi chiede “Dove hai messo la chiave?”

Spiazzato ribatto: “Non lo so, cioè non ce l’ho mai avuta”.
“Ma non te l’ho data ieri, dopo averti liberato, ordinandoti di metterla via?”

Non capisco se mi stia prendendo per il culo o se sia solo un suo nuovo giochino.

“No Padrona non me l’ha mai data. Ricordo che ieri la teneva al collo, nella collana…”
“Si lo so ma qui c’è solo la collana e manca la chiave”.

Forse dovrei cominciare a preoccuparmi ma, invece, chiedo: “Mi sta facendo uno scherzo?”

“No no, non la trovo. E’ sparita e non so dove sia”.

Ancora non ci credo e la guardo dubbioso.

“Su su amore non c’è nessun problema, mal che vada ti terrai game over per sempre! Ahaaha”.

La sua risata mi rincuora e mi fa capire che mi sta solo mettendo paura.
Dopo un attimo torna seria e mi dice: “Prova a vedere che non sia da qualche parte in salotto o sulla scrivania.
Controlla bene, mentre io la cerco in camera”.

Questo suo ultimo consiglio o ordine mi preoccupa parecchio. Forse non sta scherzando.

Cerco ovunque, sia in salotto che sulla scrivania. Metto sottosopra anche la cucina.
Se qualcuno mi vedesse da fuori apparirei particolarmente ridicolo: un tizio nudo con indosso solo la cintura di castità che, impanicato, apre casetti a destra e manca cercando qualcosa che non si trova.

Niente, la chiave non c’è.
Torno in corridoio mentre mia moglie esce dalla camera.

Le domando allarmato:” L’hai trovata?”

La sua risposta:

“Non so dove sia!”

La mia reazione:

Disperazione 2.0.

Dopo qualche minuto di panico totale (almeno per me) si avvicina e mi dice: “No non l’ho trovata ma in compenso ho recuperato quella extra”.

Non sapevo neppure ci fosse una chiave extra.

Apre la mano e mi mostra l’oggetto tanto agognato, dopo di che apre il lucchetto e mi toglie la cintura.
Lo fa lentamente, guardandomi intensamente e assaporandosi il momento.

Io la ringrazio con gli occhi pieni di gratitudine e, finalmente, vado a farmi la doccia.

La doccia più rilassante della mia vita.

FINE.

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Campo minato!

Sera tardi. Ad essere onesti notte, piena notte poco prima di andare a dormire.
Ho gli occhi stanchi ma non c’è niente di anomalo o strano visto che ho passato le ultime due ore davanti al laptop.
Lavo i denti meticolosamente e vado in camera.

Lei è li, ancora sveglia, con un libro in mano.
Interrompe la lettura per scrutarmi da sotto gli occhiali.
Infine mi sorride e batte il palmo della mano sul lenzuolo come per chiamarmi.
Per incitarmi: dai, sbrigati, muoviti. Vieni qua!

Mi infilo nel letto.

Come prima cosa mi chiede “Cosa hai fatto al computer tutto questo tempo?”
Rispondo quasi sbadigliando “Mah…niente, stavo controllando il blog e poi il profilo twitter che uso ogni tanto per promuoverlo.”
“Hai pubblicato nuovi articoli?”
“No no più che altro ho letto e cazzeggiato un po’. Tra l’altro…”

Mi fermo. Chiudo la bocca. Ho come la sensazione di entrare in un campo minato.

Incuriosita mi chiede “Tra l’altro cosa?”

Minchia mi sa che è troppo tardi e sono già dentro il campo.

“Nulla di che ma curiosando tra i miei pochi (ad essere sinceri pochissimi) followers su twitter sono
incapato in questo, insolito, sondaggio riguardante la castità.”

“Cioè?”

“Veniva chiesto agli utenti, che di solito sono schiavi o appasionati di femdom e così via, ogni quanto veniva loro concesso l’orgasmo e l’interruzione della castità più o meno forzata.”

“Si ho capito, immaginavo… ma cosa c’è di insolito?”

“La cosa insolita erano le percentuali alle risposte. Diciamo che mi hanno lasciato abbastanza perplesso.
Al sondaggio si poteva rispondere: ogni giorno, ogni settimana, ogni mese e anche oltre un mese.
Più o meno le percentuali delle risposte erano queste: ogni giorno 5%, ogni settimana 15%, ogni mese 34% e oltre il mese 46%!”

“Mmm… ok e quindi?”

“Quindi niente, comunque io non ci credo. Sono esagerate. Montate. Tutti casti per più di un mese. Lo scrivono solo per fare i fighi!”

“Aaahah non mi sembra ci sia niente di figo a rimanere in castità senza orgasmi e senza scopare.”

“Si beh in effetti hai ragione.”

Leggermente confuso mi chiedo come mai avevo tirato fuori questo discorso senza capo ne coda.
Lei mi osserva e si diverte a vedere le espressioni che faccio quando rifletto su qualcosa.

Dopo qualche minuto mi chiede: “Eh tu? Quanto credi di poter resistere in castità?”

“Mah non lo so…” temporeggio un po’.

“Su dai, spara.”

Cerco di mantenermi basso, allontano il mio orgoglio schiavesco e rispondo: “Dieci giorni, forse anche due settimane potrebbero essere fattibili.”

“Ahaahahah” parte una fragorosa risata. Una cascata rumorosa e in qualche modo umiliante.

Quando, finalmente, riesce a riprendere fiato continua: “Due settimane?!?! Ma quando mai, sei sempre in calore!”

Lo schiavo in me si tappa le orecchie.

Lei persiste a prendermi per il culo: “Sei come quei cagnolini che si attaccano continuamente alla gamba della padrona. Sei sempre eccitato.”

Faccio finta di non aver sentito ma non è facile. Sarò anche uno schiavo feticista bizzarro e un po’ pervertito ma non è vero che sono sempre in calore.

Alla fine mi scappa un: “No, non è assolutamente vero!”

Lo sapevo che sarebbe finita così: ho appena calpestato una mina!

Forse lei non aspettava altro o forse no, comunque si avvicina e mettendomi una mano in mezzo alle gambe mi sussurra: “Nooo? Allora da adesso starai in castità… fino a quando lo vorrò io. Capito?”

Rispondo subito con decisione più che con sottomissione: “Si mia Signora, come lei desidera.”

Infine, prima di addormentarci, mi precisa gli utimi dettagli: “Rimarrai casto tutto i giorni e alla sera dopo cena indosserai anche la cintura di castità. Te la metterai da solo e chiuderai il lucchetto. Poi mi darai la chiave che terrò io al collo, al polso o alla cavaglia.
Non importa dove, l’importante è che sia al sicuro. Ti aprirò il lucchetto solo quando ne avrò voglia e se te lo meriti. Secondo me se resisti una settimana è già tanto! Buona notte schiavetto.”

In automatico rispondo: “Buona notte Padrona.” e dentro di me penso: sfida accettata!

Sarà divertente vederti fra due settimane stupita dalla mia caparbietà, dalla mia forza di volontà.
Dimostrarti che non dipendo dai miei bassi istinti come gli altri uomini.
Che so controllare la mie voglie e che non sono sempre in calore come dici tu.
Che ragiono con il cervello e non con il cazzo.
Che metto da parte i miei istinti per soddisfare le tue richieste e dimostrarti la mia devozione.

Si, sarà proprio divertente.

Tre giorni dopo…

Supplicando…

… sono lì che la supplico in ginocchio di liberarmi dallo stato di castità.

Sto andando fuori di testa 😳😅

FINE.

Good night!

Rieccomi qua miei affezionatissimi. Come si suol dire: chi non muore di rivede 😁.

Sono felice di essere ritornato anche se, a dire il vero, sono stato proprio da dio in ferie
come pure mia moglie ma lei è abituata a sentirsi una Dea quindi non vale 😄.
Comunque ci siamo davvero divertiti ed in poche settimane abbiamo fatto un miliardo di cose e non pochi chilometri.

Al rientro io ero ancora tutto gasato e sentivo dentro di me l’adrenalina prodotta dalle varie avventure vissute.

La prima serata a casa l’ho passata rimembrando i momenti più salienti della nostra vacanza.

“Amore ma ti ricordi che figata quando siamo entrati nel vulcano?”
“Si tesoro è stato bello…”
“E quando siamo scesi negli abissi dell’oceano?”
“Si certo…”
“Hai visto quanto bravo ero a cavalcare il drago?”
“Si te la sei cavata bene…”
“E come nuotavo veloce nella lava? Ti ricordi?”
“Si piccolo sei stato bravissimo!”
“E che mi dici del mio volo con la tuta planare?”
“Bellissimo. Vedo che il cagnolino avventura è ancora tutto eccitato e gasato.”
“Lo puoi dire forte…”
“Allora dobbiamo trovare un modo per farti tornare con i piedi per terra!”

Mi zittisco evitando di continuare a bombardarla di domande.

Lei mi sorride e va a farsi una doccia.

Dopodichè si infila in camera e mi chiama.

Quando entro la trovo già beatamente distesa nel letto.
Mi sorride e mi incita: “Dai vieni a dormire.”

Mi sarei infilato subito nel letto ma essendo sporco le rispondo: “Faccio una doccia veloce ed arrivo.”
Sorprendendomi mi dice: “No no lascia stare, questa sera non serve.”

Perplesso mi avvicino a lei e, mentre mi tolgo i vestiti penso: che strano non mi ha mai permesso di mettermi a letto senza essermi prima lavato.

Quando sono abbastanza vicino mi spiega: “Questa notte non hai bisogno di lavarti perchè dormirai sul tappeto per terra!”
La guardo con un punto interrogativo stampato in fronte.

“Si ho deciso farti dormire sul pavimento così, magari, ti sgasi un po’ e ti ricordi qual è il tuo posto.”

Annuisco nel modo più umile che mi viene.
Non capisco il perchè ma probabilmente me la sono tirata troppo ed ho anche esagerato con le domande.

“Stenditi per terra, qui affianco a me!”

Eseguo.

“Ah tieni anche queste sul petto senza farle cadere.”

Sento il leggero peso delle sue infradito sulla mia pancia e poi rispondo: “Come lei desidera mia Signora.”

Poi la vedo sporgersi dal letto verso il comodino. Mi osserva con un mix di soddisfazione e divertimento.

“Buonanotte merdina!”

“Buonanotte merdina”

Non faccio nemmeno ora a risponderle “Buonanotte Padrona.” che, click, spegne la luce.

Rimango per terra, al buio e insolitamente perplesso. Forse mi farà rimanere sul pavimento solo 15 minuti per poi mandarmi a lavare.
Forse è solo una prova, dubito che mi farà dormire tutta le notte per terra.

Aspetto con ansia un suo segnale e mi accorgo che mi manca già un contatto fisico con lei.
Cerco di non pensarci troppo e mi accontento dell’indiretto contatto delle sue ciabatte.

Infine mentre penso “Speriamo che non si sia già addormentata” mi addormento io.

FINE.